Episodio 6

Episodio 6

(Mormon Story)

Zeb Macahan non è certo il tipo che ha paura delle proprie scelte. Dopo aver gestito le trattative tra Americani, Russi e popolo sioux in modo esemplare, la situazione degenera improvvisamente e Zeb è costretto a prendere posizione. Lo fa alla sua maniera, senza peli sulla lingua e con il solito coraggio da vero guerriero…

La storia che Luke ha raccontato allo sceriffo è vera, e questo permette all’uomo di liberare il giovane Macahan con grande sollievo di tutti. Se anziché “levare le tende” Luke smettesse di fuggire, potrebbe poi accettare la straordinaria accoglienza che gli viene offerta. Senza contare Hillary, la bella figlia dello sceriffo, che già in alcune occasioni ha mostrato di avere un caratterino tutto pepe… Anche quel che resta della fattoria della famiglia Macahan, con il prezioso apporto di zia Molly, attende ospiti, seppure il fatto che il vicino sia un mormone crea non pochi imbarazzi a tavola. Josh è il primo a ribellarsi: ad animarlo sono certamente le riserve sulla religione dell’uomo, che in qualche modo considera pericolosa, ma anche, da buon fratello e uomo di casa, la gelosia per la sorella Lara, che invece mostra di gradire molto la presenza dell’uomo. Luke e lo sceriffo cominciano a formare una sorta di coppia della legge. Per loro l’omicidio di una ragazza da parte di uomini violenti e senza scrupoli di passaggio in città rappresenta un caso particolarmente importante per una cittadina relativamente tranquilla da molti anni. Luke vorrebbe partecipare ma lo sceriffo gli intima di restare al suo posto. Luke sa però che non può abbandonare l’anziano sceriffo, che da tempo ha perso dimestichezza con le armi. Le cose per fortuna si mettono per il meglio… E l’intervento di Luke, auspicato dalla stessa Hillary, si rivela fondamentale. Ironia della sorte, per lui che era ricercato dalla legge ed era costretto a scappare, adesso c’è un’importante ricompensa. Lo attende infatti una stelletta da vicesceriffo offertagli con grande riconoscenza per quanto fatto.
La delegazione russa presto se ne andrà: intanto però qualche problema continua a crearlo. Le faticose trattative portate avanti grazie a Zeb per il rilascio di Sergei e della sua donna, prevedono che vengano porte le scuse direttamente dal generale americano, che naturalmente si mostra piuttosto reticente. Gli ostaggi, alla fine, vengono però rilasciati, e pace sembra finalmente fatta tra i fronti. Ma proprio nel momento in cui Sergei viene liberato, lo spregiudicato rampollo russo, che mai ha tollerato di essere trattato dai “selvaggi” come un prigioniero qualunque, compie un gesto efferato quanto incredibile. La sua frustata piena di rancore con la quale colpisce in viso il capo indiano suscita inevitabilmente la reazione dei Sioux. Sergei, prima che possa accorgersene, viene trafitto da un nativo e ucciso sul posto. Naturalmente questo crea immediatamente un enorme scompiglio. Mentre gli indiani, promettendo uno scontro imminente, si allontanano, a Zeb viene addirittura sequestrato il cavallo. Il nostro è così costretto a fare trenta miglia a piedi per recuperarlo. L’accoglienza al forte poi non è delle migliori, in particolare da parte degli aristocratici russi, che si mostrano scandalizzati del suo comportamento e della sua insubordinazione. Ma non hanno neppure idea di quanto sia forte e coraggioso Zeb! A impararlo in fretta ci pensa uno degli sgherri del granduca, che finisce riverso a terra. Il nobile si lascia andare allora a una profezia a dir poco anacronistica e che la Storia rivelerà del tutto sbagliata. Il risultato dell’avventata mossa di Sergei è l’imminente guerra tra Esercito americano e Sioux. Macahan non ha alcun dubbio in proposito e sa bene da che parte schierarsi. Lo scontro si prepara e Macahan chiede aiuto a un vecchio amico, che gli deve ancora un favore…
Il ballo organizzato in città diviene occasione per gelosie e piccole ripicche sentimentali tra Luke e la figlia dello sceriffo. Hillary riesce in un piano davvero diabolico, di cui Luke fa le spese.

L’INVOLTO SACRO

Quello che Satangkai, grande capo sioux, dona a Zeb prima della battaglia è molto più di un portafortuna. Il sacchetto in cui sono custoditi amuleti e oggetti vari, rappresenta un oggetto sacro molto importante nella tradizione dei nativi americani. Presso molte tribù erano gli uomini sacri, detti sciamani, a comporre questi involti che venivano affidati anche ai guerrieri prima di una battaglia, ma che spesso servivano semplicemente per curare e aiutare a ristabilire gli squilibri che affliggevano una persona. Questi sacchetti, purché utilizzati con lo scopo di aumentare il benessere della comunità, donavano grandi poteri ai guerrieri che li ricevevano in dono, rendendoli spesso invulnerabili ad alcune particolari armi. La medicina nativa, assai complessa e raffinata, meravigliò e in molti casi sorprese gli occidentali, rivelando molte di quelle connessioni tra uomo, destino e natura che nel mondo “civilizzato” si erano miseramente perse.
Oggetti sacri e di medicina (così venivano spesso definiti) costellavano l’esistenza dei nativi, rappresentando un importante legame con la tradizione ma anche con l’intero universo di cui essi, a differenza nostra, non si consideravano dominatori e sfruttatori, bensì parte integrante e sempre riconoscente.

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