Episodio 5

Episodio 5

(Buffalo Story)

L’esordio di questa seconda serie ci conduce attraverso un netto cambio di situazione per Luke. Forse adesso è giunta per lui l’oc­casione di smettere di essere braccato. E questo, paradossalmente, potrebbe accadere per mano proprio di un uomo di legge. La sto­ria del giovane Macahan è davvero convincente, se qualcuno avesse voglia di ascoltarla…

Zeb è molto atteso a Fort Sully. Tanta impazienza da parte degli uomini e del comandante è ben motivata. Il fratello dello Zar di Russia e altri importanti esponenti della nobiltà si trovano negli Stati Uniti per una battuta di caccia. Il Dipartimento di Stato ha dato ordini molto precisi, imponendo la migliore accoglienza possibile. Macahan è la migliore guida per questi territori e i nobili russi intendono cacciare bisonti proprio tra queste colline. Neanche a dirlo Zeb si oppone duramente, soprattutto tenendo conto del fatto che i bisonti sono l’unica fonte di sussistenza per i nativi, il Governo infatti non ha tenuto fede alla parola data e da molto tempo li priva degli aiuti promessi.
Ci sono tuttavia questioni di politica estera che vanno tenute in conto. Gli Stati Uniti si sono letteralmente dissanguati con la guerra civile e ora hanno bisogno di tutti, persino dei Russi con i quali il Dipartimento intende mantenere ottimi rapporti. Zeb comunque si ribella e lascia il forte. A ben poco valgono le “allettanti” proposte in termini di denaro e addirittura di donne che gli vengono presentate dagli spregiudicati ospiti. Intanto Luke e Zeb riescono a rincontrarsi, ma il ragazzo ha una terribile notizia da dargli. Nel tentativo di salvare Jessie da un grave incendio, la madre di Luke è morta in seguito alle gravi ustioni. La speranza del ragazzo è che adesso vedendo Zeb i suoi fratelli riescano a sentirsi meno soli e rinfrancarsi.
La caccia dei Russi si trasforma intanto in un vero e proprio massacro. I bisonti vengono sterminati sotto i colpi indiscriminati di potenti armi da fuoco, mentre gli indiani assistono increduli e pieni di sdegno alla strage.
La famiglia Macahan, o meglio ciò che ne resta, attende visite. È la sorella di Kate venuta da Chicago in seguito a una lettera. La donna, di nome Molly, cerca di portare un po’ di serenità ai ragazzi. I suoi programmi prevedono di ripartire entro poco tempo, ma i tre ragazzi cercano di convincerla a restare più a lungo possibile, almeno il tempo di conoscersi meglio.
Zeb viene raggiunto però da un’importante novità. I Sioux hanno deciso di rapire due Russi, e questa cosa ha creato un vero e proprio scompiglio. Nuove forze dell’esercito si stanno dirigendo a Fort Sully, ma naturalmente la cosa può facilmente sfociare in un conflitto. L’idea che Zeb si rechi lì per fare il possibile al fine di scongiurare tale scontro manda su tutte le furie Molly, ben poco abituata a simili decisioni dell’ultim’ora. Ma Zeb ha deciso… Intanto qualcuno è sulle tracce di Luke che vorrebbe fargli chiudere i conti in sospeso con la legge. È meglio che per un po’ il giovane Macahan cambi aria.
Le trattative di Zeb sono molto difficoltose, anche perché l’uomo bianco non mantiene la propria parola. L’impressione dei nativi è che tra i bianchi non vi siano uomini abbastanza saggi da essere veri capi, onesti e coraggiosi, il Consiglio dei Sioux ha decretato la morte del russo e della sua donna, ma forse c’è anche un margine di trattative. Intanto Luke fa un incontro molto particolare: si tratta di una bellissima ragazza che, però, è anche la figlia di uno sceriffo! Questo finisce per metterlo davvero nei guai e la minaccia di un fucile è sufficiente per finire agli arresti. In verità lo sceriffo sembra comprendere che dietro lo sguardo di Luke si cela un uomo onesto e vuole farsi raccontare tutta la storia.

CACCIA INDISCRIMINATA

Naturali abitanti delle sterminate praterie nordamericane, i bisonti, animali forti e mansueti, sono oggetto di grande attenzione in questo episodio. Forte è lo sdegno di Zeb: cacciare il bisonte senza alcun motivo è pura crudeltà e lui certo non collaborerà a questo sterminio. Prima che arrivassero i colonizzatori dall’Europa, si calcola che vi fossero circa 70 milioni di esemplari. La caccia dei nativi era ben regolata dalle esigenze delle tribù, e contenuta sempre entro i ragionevoli margini della necessità: erano fonte di nutrimento, ma anche di sostentamento più generale, e ogni parte dell’animale trovava un suo utilizzo, a volte anche sacro. Per i nativi il bisonte era un animale sacro, venerato e rispettato. Bastò poco più di un secolo di presenza dell’uomo bianco per sterminare quasi completamente queste enormi mandrie. Tra i cacciatori alcuni divennero addirittura leggendari, come il famigerato Buffalo Bill, il cui vero nome era William Frederick Cody, e che senza alcuno scrupolo si vantava di averne abbattuti oltre 4mila.
Il triste risultato di un simile indiscriminato atteggiamento è che oggi, faticosamente, sopravvivono 50 mila bisonti tra riserve e parchi nazionali dell’intero Nord America. Un numero consistente, ma che non smette di farli considerare ancora animali a forte rischio di estinzione.

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